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giovedì 7 gennaio 2016

The final job...



In questi mesi ho avuto la fortuna di realizzare il mio primo blog. Il blog mi ha permessi di "scoprire" tutte le caratteristica e i vari collegamenti che una parola può avere con un oggetto. In primis ho cercato la definizione del termine, per comprendere il significato della parola assegnatami, in seguito ho cercato le differenti traduzioni in varie lingue. Dopo aver scoperto il vero significato ho realizzato un grafico i concetti affini alla caratteristica, che mi ha aiutata a ragionare su tutto ciò che è collegato alla parola eleganza. Fatta questa operazione ho pensato di indirizzarmi su qualcosa di concreto e materiale: un luogo, un francobollo, una poesia, un'opera d'arte. Ho cercato la mia parola in una presenza letteraria nel mondo antico, una pubblicità, un personaggio, una favola ed infine un cibo.

Questa ricerca e studio mi ha illuminata facendo capire quanto “L’ ELEGANZA” fosse un termine vicino alla mia vita quotidiana e non solo in un mondo che è troppo lontano alla mia personalità. Ho creato un Word Cloud, con tutti i termini che avevo incontrato durante la mia ricerca. Ho identificato una macchina elegante, un fumetto, un film, un brevetto di un “modello di utilità” e di un marchio e una notizia di giornale. 
Davvero particolare come studio è stato cercare l'eleganza nelle diverse scienze, cosa che mi è venuta difficile per via di alcune scienza un po particolari come la medicina. Poi ancora: un film, una canzone, un romanzo, un’opera d’arte, una ricetta, una specifica tecnica che presentassero e trattassero la caratteristica. Come ultimo compito ho stilato una bibliografia generale, un glossario e un ABC in lingua inglese con vocaboli inerenti al tema. Lo scopo finale di questo studio è stato l'individuazione di un oggetto significativo che rappresenti al meglio l’ ELEGANZA. 
Mi auguro che il blog sia piaciuto e auguro una buona lettura a qualsiasi visitatore che ha voglia di approfondire le mille sfumature della parola che mi è stata assegnata.





Audrey Hepburn (nata Audrey Kathleen Ruston; Bruxelles, 4 maggio 1929 – Tolochenaz, 20 gennaio 1993) è stata un'attrice.




L' ABC...

A artless
B bag
C comfortable
D delicate
E elegant
F fashion
G gracuful
H high class
I --
J jasmine
K kindness
L luxury
M man
N nirty
O order
P polite
Q queen's councel
R refinement
S stylish
T tender
U unaffected
V virtue
W woman
X --
Y  yummy
Z zephyrus

martedì 5 gennaio 2016

Un' opera d' arte...

     




Venere di Milo

L'Afrodite di Milo, meglio conosciuta come la Venere di Milo, è una delle più celebri statue greche. Si tratta di una scultura di marmo pario (h. 202 cm), priva delle braccia e del basamento originale, conservata nel Museo del Louvre a Parig . Sulla base di un'iscrizione riportata su tale basamento (andato perduto) si ritiene che si tratti di un'opera di Alessandro di Antochia. In passato, alcuni attribuirono erroneamente l'opera a Prassitele. 

Un romanzo...

                                               


L'eleganza del riccio (L'Élégance du hérisson) è un romanzo del 2006 scritto da Muriel Barbery. Il libro è stato una delle sorprese editoriali del 2006 in francia: ha infatti avuto ben 50 ristampe e ha venduto oltre 600.000 copie, occupando il primo posto nella classifica delle vendite per 10 mesi  e vincendo numerosi premi letterari tra i quali il Premio Georges Brassens 2006, il Premio Rotary International e il Prix des Libraires assegnato dalle librerie francesi.

Una canzone...

La vie en rose - Edith Piaf

mercoledì 2 dicembre 2015

l' eleganza nelle scienze...

ZOOLOGIA
butterfly




GEOLOGIA
siccità




ARCHEOLOGIA
Petra




MATEMATICA
il "diverso" in matematica




ASTRONOMIA
aurora boreale




FISICA
Equazione Dirac

L’equazione di Dirac ed è l’equazione più bella della fisica. Grazie ad essa si descrive il fenomeno dell’Entanglement quantistico. Il principio afferma che: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”.




BIOLOGIA
struttura DNA




CHIMICA
                                    Formula chimica - esempi di formule di struttura semplificate



FISIOLOGIA
Fisiologia della percezione



MEDICINA
agopuntura



ANATOMIA
sistema nervoso



PSICOLOGIA
psicologia della scrittura



MINERALOGIA
rosa del deserto



LINGUISTICA
fonetica

La fonetica (dal greco φωνή, phōnḗ, "suono", "voce") è la branca della linguistica relativa alla sostanza dell'espressione (secondo la definizione del linguista Ferdinand de Saussure) che studia la produzione e la percezione di suoni linguistici (foni), e le loro caratteristiche.



INFORMATICA
crittografia



ETOLOGIA
corteggiamento animale


 











mercoledì 25 novembre 2015

Marchio...

                            Dior’s Petite Bonheurs Collection

Testo Odissea...l' ELEGANTE Nausicaa

Il libro VI dell’Odissea si apre sull’immagine di Ulisse che, ormai approdato in salvo su una terra per lui ignota, si addormenta sfinito su un letto di foglie. Mentre il suo protetto riposa, Atena si reca presso il palazzo di Alcínoo, re dei Feaci, il popolo che abita l’isola raggiunta da Ulisse. Qui appare in sogno a Nausicàa, la giovane figlia del sovrano, assumendo l’aspetto di un’amica della ragazza e sollecitandola a recarsi al fiume per lavare le vesti del suo corredo, perché si avvicina per lei il momento del matrimonio ed è bene che tutto sia pronto. Colpita dal sogno, Nausicaa il mattino successivo fa preparare il carro con le vesti per scendere a lavarle assieme alle ancelle. Dopo averle stese ad asciugare, le fanciulle si mettono a giocare con la palla. Ulisse è vicino, ma continua a dormire.


Ma quando fu per tornarsene a casa,
aggiogate le mule, piegate le belle vesti,
altro allora pensò la dea Atena occhio azzurro,
perché Odisseo si svegliasse, vedesse la giovinetta begli occhi,
e lei dei Feaci alla città lo guidasse.
La palla dunque lanciò la regina a un’ancella,
fallì l’ancella, scagliò la palla nel gorgo profondo.
Quelle un grido lungo gettarono: e si svegliò Odisseo luminoso,
e seduto pensava nell’anima e in cuore:
 «Ohimè, di che uomini ancora arrivo alla terra?
forse violenti, selvaggi, senza giustizia,
oppure ospitali, e han mente pia verso i numi?
Come di giovanette mi è giunto un grido femmineo;
ninfe, che vivon sui picchi scarpati dei monti,
nelle sorgenti dei fiumi, nei pascoli erbosi?
Oppure sono vicino a esseri umani parlanti?
Via, dunque, io stesso vedrò e lo saprò».
 Così dicendo, di sotto ai cespugli sbucò Odisseo glorioso,
dal folto un ramo fronzuto con la mano gagliarda
stroncò per coprire le vergogne sul corpo.
E mosse come leone nutrito sui monti, sicuro della sua forza,
che va tra il vento e la pioggia; i suoi occhi
son fuoco. Tra vacche si getta, tra pecore,
tra cerve selvagge; e il ventre lo spinge,
in cerca di greggi, a entrare anche in ben chiuso recinto.
Così Odisseo tra le fanciulle bei riccioli stava
per mescolarsi, nudo: perché aveva bisogno.
Pauroso apparve a quelle, orrido di salsedine,
fuggirono qua e là per le lingue di spiaggia.
Sola, la figlia d’Alcínoo restò, perché Atena
le infuse coraggio nel cuore, e il tremore delle membra le tolse.
Dritta stette, aspettandolo: e fu in dubbio Odisseo
se, le ginocchia afferrandole, pregar la fanciulla occhi belli,
o con parole di miele, fermo così, da lontano,
pregarla che la città gli insegnasse e gli desse una veste,
Così, pensando, gli parve cosa migliore,
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pregar di lontano, con parole di miele,
ché a toccarle i ginocchi non si sdegnasse in cuore la vergine,
Subito dolce e accorta parola parlò:
 «Io mi t’inchino, signora: sei dea o sei mortale?
Se dea tu sei, di quelli che il cielo vasto possiedono,
Artemide, certo, la figlia del massimo Zeus,
per bellezza e grandezza e figura mi sembri,
Ma se tu sei mortale, di quelli che vivono in terra,
tre volte beati il padre e la madre sovrana,
tre volte beati i fratelli: perché sempre il cuore
s’intenerisce loro di gioia, in grazia di te,
quando contemplano un tal boccio muovere a danza.
Ma soprattutto beatissimo in cuore, senza confronto,
chi soverchiando coi doni, ti porterà a casa sua.
Mai cosa simile ho veduto con gli occhi,
né uomo, né donna: e riverenza a guardarti mi vince.
[…]
Ieri scampai dopo venti giornate dal livido mare:
fin qui l’onda sempre m’ha spinto e le procelle rapaci,
dall’isola Ogigia; e qui m’ha gettato ora un dio,
certo perché soffra ancora dolori: non credo
che finiranno, ma molti ancora vorranno darmene i numi.
Ma tu, signora, abbi pietà: dopo molto soffrire,
a te per prima mi prostro, nessuno conosco degli altri
uomini, che hanno questa città e questa terra.
La rocca insegnami e dammi un cencio da mettermi addosso,
se avevi un cencio da avvolgere i panni, venendo.
A te tanti doni facciano i numi, quanti in cuore desideri,
marito, casa ti diano, e la concordia gloriosa
a compagna; niente è più bello, più prezioso di questo,
quando con un’anima sola dirigono la casa
l’uomo e la donna: molta rabbia ai maligni,
ma per gli amici è gioia, e loro han fama splendida».
 Gli replicò Nausicàa braccio bianco:
«Straniero, non sembri uomo stolto o malvagio,
ma Zeus Olimpio, lui stesso, divide fortuna tra gli uomini,
buoni e cattivi, come vuole a ciascuno:
190 A te ha dato questo, bisogna che tu lo sopporti.
Ora però, che sei giunto alla nostra terra, alla nostra città,
né panno ti mancherà, né altra cosa,
quanto è giusto ottenga il meschino, che supplica.
La rocca t’insegnerò e dirò il nome del popolo.
I Feaci possiedono terra e città,
io son la figlia del magnanimo Alcínoo,
che tra i Feaci regge la forza e il potere».
 Disse, e gridò alle ancelle bei riccioli:
«Fermatevi ancelle: dove fuggite alla vista d’un uomo?
Forse un nemico credete che sia?
Non esiste uomo vivente, né mai potrà esistere,
che arrivi al paese delle genti feace
portando guerra: perché noi siam molto cari agli dèi.
Viviamo in disparte, nel mare flutti infiniti,
lontani, e nessuno viene fra noi degli altri mortali.
Ma questi è un misero naufrago, che c’è capitato,
e dobbiamo curarcene: vengon tutti da Zeus

gli ospiti e i poveri; e un dono, anche piccolo, è caro.
Via, date all’ospite, ancelle, da mangiare e da bere,
e nel fiume lavatelo, dov’è riparo dal vento».
 Disse così; si fermarono quelle, fra loro chiamandosi,
e fecero sedere al riparo Odisseo, come ordinava
Nausicàa, figlia del magnanimo Alcínoo;
vicino gli posero manto, e tunica e veste,
e nell’ampolla d’oro gli diedero il limpido olio,
e l’invitavano a farsi lavare nelle correnti del fiume.
Disse però alle ancelle Odisseo luminoso:
 «Ancelle, state in disparte, mentre da solo
mi laverò la salsedine dalle spalle e con l’olio
m’ungerò tutto: da molto l’olio è lontano dal corpo.
Davanti a voi non mi laverò: mi vergogno
di stare nudo tra fanciulle bei riccioli »,
 Così diceva: s’allontanarono esse e alla fanciulla lo dissero.
Intanto Odisseo luminoso si lavava nel fiume
dal sale che il dorso e le spalle larghe copriva,
e dalla testa toglieva lo sporco del mare instancabile.
Come fu tutto lavato, unto d’olio abbondante,
vestì le vesti che gli donò la giovane vergine;
e Atena, la figlia di Zeus, venne a renderlo
più grande e robusto a vedersi; dal capo
folte fece scender le chiome, simili al fiore del giacinto.
[…]
Andò allora a sedersi in disparte sulla riva del mare,
splendente di grazia e bellezza, Ne stupì la fanciulla,
e subito disse alle ancelle bei riccioli:
 «Sentitemi, ancelle braccio bianco, che dica una cosa:
non senza i numi tutti, che stanno in Olimpo,
quest’uomo è venuto tra i Feaci divini.
Prima m’era sembrato che fosse brutto davvero,
e ora somiglia ai numi che il cielo ampio possiedono.
Oh se un uomo così potesse chiamarsi mio sposo,
abitando fra noi, e gli piacesse restare!
Su, date all’ospite, ancelle, da mangiare e da bere».
 Disse così, e quelle ascoltarono molto, e obbedirono:
posero accanto a Odisseo cibo e vino.
E lui bevve e mangiò, Odisseo costante, glorioso,
avidamente: da molto tempo era digiuno di cibo.


lunedì 16 novembre 2015

Una macchina...


                                                     Ferrari 166 MM del 1950